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finanza
11 febbraio 2014
BANCA ITALIA: DOVE E' LA VERITA' ...
Il decreto IMU - Banca Italia non è passato inosservato grazie al polverone sollevato dai grillini, e, da lì in poi è stata tutta una polemica, ognuno alzava la voce per soverchiare l'altro e dire la sua verità con il risultato che alla fine nessuno ha capito nulla e tutto il polverone alzato ha lo scopo di nascondere gli strani accordi tra banca e stato.

Nella ricerca di un filo logico che potesse fare luce nella nebbia creata mi sono ritrovata a leggere molti blog finanziari alternativi al diktat pubblico e, purtroppo, ho sperimentato quanto è difficile comprendere quanto in essi scritto: troppi termini tecnici destabilizzano le menti poco abituate ai flussi monetari.
Allo stesso modo ho trovato stucchevole e superfiale l'articolo redatto da Giannini sul settimanale Affari e Finanaza: bollare l'operazione come una semplice <<scrittura contabile>> mi sembra troppo banale e semplicistico. Comprendo che l'articolo era uno sfogo verso l'azione dei grillini, ma giustificare l'operato del governo con questa semplice parola pecca indubbiamente di una certa ignoranza sul tema, perchè se bastasse solo una <<scrittura contabile>> per rivalutare il capitale sociale senza alcun esborso di denaro qualunque azienda sull'orlo del fallimento, e non solo,  lo farebbe ad occhi chiusi. Ma, così non è, per poter rivalutare il capitale sociale di una qualunque organizzazione si attinge alle tasche dei soci oppure al patrimonio sociale aziendale.
Il patrimonio aziendale non è altro che l'insieme delle risorse economico-finanziarie dell'azienda derivante dalla sua capacità di macinare utili durante la sua vita. Inizialmente, quando nasce, il capitale sociale rappresenta il patrimonio sociale ,man mano che si va avanti con gli anni il patrimonio può aumentare rispetto al capitale oppure diminuire, dipende dalla quantità di utili o di perdite che l'attività aziendale ha prodotto. Ovviamente se le perdite sono ingenti il capitale sociale potrebbe essere intaccato e diminuire il suo valore.
Nel caso specifico della Banca d'Italia ci troviamo ben messi per quantità di utili maturati, operando in stato di monopolio, in quanto
organizzazione di diritto pubblico la Banca si ritrova un patrimonio consistente, nel 2012 ammonta a circa  600 miliardi di euro.

A chi appartiene il patrimonio della Banca d'Italia ? Al Tesoro, cioè allo Stato Italiano ergo ai cittadini. Quindi la semplice <<scrittura contabile>> sposta di fatto denaro dai cittadini alle banche, anche se materialmente i soldi non si vedono, la <<scrittura contabile>> dice proprio questo. Si potrebbe contestare che il capitale investito necessita di essere remunerato in un sistema liberal-capitalistico come il nostro ed in effetti nello statuto della Banca d'Italia è previsto che una parte dell'utile netto vada a remunerare tramite dividendo proprio il capitale privato dell'istituto. L'ammontare del dividendo può arrivare ad un massimo del 6% del capitale, facendo due conti ad oggi al massimo 93.360 euro sono distribuiti alle banche ed agli istituti che detengono le quote di capitale, dopo la rivalutazione questa quota sale a 450.000.000 euro:
da 93 mila euro si passa a quasi 450 milioni di euro ... una bella differenza !!!
Stabilito che per statuto il 40% dell'utile è destinato alle riserve ordinarie e straordinarie, è logica conseguenza che la parte degli utili che spetta allo Stato diminuisce a favore degli istituti privati.
Il costo per tutta questa operazione è calcolato con maggiori introiti per tasse sulle plusvalenze, solo per questo anno, di 1,5 miliardi di euro. Se questa non è svendita ... uno Stato che rinuncia a parte degli utili futuri di un istituto pubblico che opera da monopolista sul mercato a beneficio delle banche ... uno Stato che va nuovamente a rafforzare e rifinanziare il sistema finanziario a scapito dei cittadini ... urge una via d'uscita !!!

finanza
9 dicembre 2013
Occhio ai depositi bancari,la patrimoniale è in agguato
Sotto il governo Amato molti italiani hanno avuto la spiacevole sorpresa di svegliarsi e vedere il proprio conto bancario allegerito di un pò di lire, allora era l'obolo richiesto agli Italiani per entrare nell'Europa. Adesso è l'Europa ed il mondo intero che vuole imporre quell'obolo sui depositi bancari dei risparmiatori per salvare se stessa dal baratro in cui è vorticosamente scivolata,è la finanza che cerca di rattopare il proprio vestito con i soldi risparmiati dai lavoratori a fronte di duri anni di lavoro.
I conti al disotto dei di 100.000 euro dovrebberò essere sollevati dalla tassazione forzata.
Rumors di un imminente prelievo forzato sono nell'aria anche se i giornali ufficiali non ne parlano per non destabilizzare la fragile maggioranza di governo, ma le voci dall'estero si fanno sempre più chiare e forti;il FMI nel suo report semestrale sul "Monitor delle finanze pubbliche" spiega come  una tassa del 10% sui patrimoni delle famiglie dei paesi industrializzati consentirebbe di riportare il debito su livelli pre crisi,avverte, inoltre, che un ritardo nell'attuazione porta alla fuga di capitali e a un’elevata inflazione, quindi agire tempestivamente e possibilmente all'oscuro dalla massa.
D'altronde il "Modello Cipro" o il "bail in" è una pratica prevista nel Meccanismo di Risoluzione Unica approvato dal consiglio europeolo lo scorso giugno ed ampiamente analizzato al convegno "Future of Banking in Europe" come possibile, se non unica, soluzione da adottare per i casi ove è necassario il salvataggio delle banche dell’Area Euro.
L'ipotesi di coinvolgere gli azionisti, gli obbligazionisti ed i risparmiatori, attingendo ai loro conti correnti e depositi, nel risanamento dei conti bancari è il fondamento di partenza su cui molti stati europei, tra cui la Germania, vorrebberò fondare l' unità bancaria. Ancora una volta la politica cieca dei Paesi del Nord Europa rischia di frenare il risveglio economico che seppur modestissimo,
sembrava fare capolino in questi ultimi mesi del 2013. Una politica bancaria secondo il "Modello Cipro" non farebbe altro che generare una stretta creditizia in quei Paesi che maggiormente stanno soffrendo la crisi a causa di forti debiti pubblici. Ci sorprende che sia proprio la Germania una tra le sostenitrici più accanite del provvedimento, dimentica forse che tra il 2008 e 2009 ha ripristinato in fretta e furia il proprio fondo nazionale salva-banche per strappare dalla bancarotta uno dei suoi maggiori istitutiti di credito: la COMMERZBANK, per evitare un'etacombe la Germania ha messo sul banco 33 miliardi di soldi pubblici. Certamente non ha badato a spese.
Ancora una volta, purtroppo, bisogna constatre che l'Europa non esiste. Non c'è una visione d'insiema ma stupidi localismi che mettono in seria difficolta la tenuta del sistema. Non si riesce proprio far capire ai tedesci, olandesi e via dicendo che una crisi creditizia nei paesi del sud europa oltre ad inasprire i cuori ed ad alimentare le correnti seccessioniste rischia di far perdere ai Paesi del Nord quei vantaggi economici che li rendono invulnerabili e liberi di spadroneggiare a piacimento.
Penso che sia il caso di far capire a questi Paesi che la corda si sta allentando e che è tempo che decidano da che parte stare:
CON L'EUROPA O CONTRO L'EUROPA.



permalink | inviato da CARMEN2009 il 9/12/2013 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
18 ottobre 2013
Il piacere indescrivibile di arrivare all'ultimo momento
La capacità ed il piacere perverso di arrivare all'ultimo istante di tempo utile per prendere una decisione è una caratteristica tipicamente italiana che non poteva non manifestarsi martedì sera quando si è messo un punto sulla legge di stabilità.
Sarà che siamo un popolo di teorici, di grandi oratori, di ferventi oppositori, fatto sta che fino alla fine dobbiamo batterci per una virgola, per un punto, per un punto esclamativo. Il governo non è da meno è solo davanti a responsabilità di sanzioni ha varato questa legge di stabilità che ha già in bilancio un deficit di 3 miliardi di euro, giustificato con la nota:
"Il Governo programma interventi che determineranno entrate di natura straordinaria, attualmente di difficile quantificazione."
Frase nebulosa ... che suona un pò così: se l'Italia è in difficolta dobbiamo aumentare la pressione fiscale.

Questa legge di stabilità ci è stato annunciata come la legge che riduce le tasse ... ma sarà vero ?
Quanto è il dare ed avere nelle tasche degli italiani ? Facendo un rapido e superficiale calcolo per eccesso, tralasciando la spesa pubblica per investimenti e sovvenzioni alla crescita, solamente il 23% andrà nella tasca degli italiani, di  contro aumento della tassazione da bollo sulle ispese finanziarie, minori  deduzioni sui redditi e la neo nata TRISE (TARES e IMU) ... il totale è in passivo per le tasche degli italiani. Ovviamente la nuova IMU che prende il nome di TASI non sarà più deducibile dai redditi, onde per cui la pagheremo tutti indistintamente ricchi e meno ricchi purchè titolari di un'immobile.
Ma quello che più sorprende e fa paura sono le voci che riguardano gli introiti per coprire queste spese:

legge stabilità ben il 70% della copertura a queste maggiori spese proviene da voci aleatorie e di difficile attuazione.

Tagli alla spesa pubblica ed elusione fiscale, sempre le solite voci che si tramandano da anno in anno e che alla fine portano
al taglio di servizi ed a maggiori tasse da pagare.


La clausola giustifica il mezzo.

ECONOMIA
7 ottobre 2013
4 idee alternative per uscire dalla crisi
Come uscire dalla crisi economica

Soldi,Soldi, Soldi
Stampare moneta fiscale da utilizzare per per pagare imposte sul reddito, Iva, Imu, ticket sanitari, contributi previdenziali, multe, insomma tutto ciò che è dovuto allo stato. Il funzionamento è semplice: ogni lavoratore ed azienda percepirà insieme al loro reddito una quantità di nuova moneta fiscale (CCF). La quantità di CCF ricevuta è inversamente proporzionale allo stipendio percepito, più lo stipendio è alto e meno CCF si ricevono.
Idea senz'altro originale questa di
Marco Cattaneo che in quache misura tende a salvaguardare i redditi bassi, di fatto è una redistribuzione del reddito senza diminuire e rendere più eque le tasse. Peccato che dall'introduzione del CCF bisognerà aspettare 2 anni prima di poter spendere la nuova moneta. Ed in questi due anni cosa succederà ? Le tasse si pagheranno sempre in euro, ma i mercati ci vengono in aiuto con il libero scambio di CCF che verranno monetarizzati subito in euro ad un tasso di sconto definito dal mercato. Un sistema con due monete: una per pagare lo Stato e l'altra da utilizzare per i consumi. Reggerà ? Il debito pubblico è l'incognità maggiore, il debito deve essere pagato in euro, il maggiore incremento del PIL dovuto al maggiore potere d'acquisto raggiunto con l'introduzione dei CCF riuscirà a tenere i conti statali in ordine ? Non penso proprio anche se i calcoli potrebberò smentirmi !!!

SPESA PUBBLICA:panacea di tutti i mali
Aumentare la spesa pubblica secondo i dettami keynesiani è il mantra dell'ammericano Krugman. Questo metodo non ci sembra abbia portato dei grandi benefici negli ultimi anni ... sarà colpa dei tempi. La teoria keynesiana è valida ed ha molti punti a suo favore ma bisognerebbe fare uno sforzo per contestualizzarla in riferimento alle persone che hanno governato in questi ultimi anni.
In Europa, questa strada, non sembra percorribile, troppi vincoli sul debito e sul PIL di fatto spezzano le gambe dei Paesi meno virtuosi come l'Italia. Il problema principale dell'attuazione di tale teorie ricade sul tipi di investimenti: quanti investimenti in Italia si sono fatti senza generare valore ma solo per compiacere un certo tipo di elettorato ? Tanti, troppi. Ricadiamo nei soliti discorsi di corruzzione e trasparenza ... più si è corrotti e meno si cresce ... peccato che questo idioma è difficile da imprimere nell'elettorato italiano.

Inflazione al 4%

Alzare la soglia minima di inflazione è la ricetta del capo economista dell'Fmi Olivier Blanchard ed io mi domando perchè ? L'economista Blanchard sostiene che aumentare la soglia minima di inflazione al 4% darebbe alla politica monetaria più spazio per agire, aumentando l'immisione di liquidità nel mercato e quindi aumentando gli investimenti utili alla ripresa economica. Una tale manovra più che aumentare l'inflazione, che a mio avviso potrebbe anche restare stabile nell'attuale quadro economico, sicuramente aumenterebbe il debito del Paese, voce quest'ultima poco gradita in Europa. E poi chi ci garantisce che la nuova base monetaria immessa sul mercato venga utilizzata realmete per la ricostruzione economica del Paese e non sfruttata dalle banche per sanare i propri bilanci ? Le banche in questo delicato contesto hanno dimostrato poca serietà ed impegno in tal senso.

Tasse intelligenti
L'economista francese Fitoussi propone una ristrutturazione e razionalizzazione del sistema fiscale adattandolo alle necessesità di ogni singolo Paese. Al grido di ci sono tasse e tasse propone di diminuire quelle che potrebberò far ricrescere l'occupazione e quindi l'economia. La coperta come al solito è troppo corta e se si diminuisce da una parte bisogna trovare subito i soldi dall'altra, almeno finche la restrinzioni di un deficit al 3% del PIL rimane in essere. Indubbiamente far ripartire l'occupazione potrebbe essere un volano per l'economia reale di un Paese, ma il rischio di altre tasse dirette mettono come sempre un'ipoteca sulla riuscita. L'Iva è arrivata al 22% e l'IMU sulla prima casa è là in agguato ed allora ci si chiede: quanto ci costerà un taglio dell'IRAP ?
Le soluzioni fin qui presentate sul piano teorico sono validissime: lavorano su una redistribuzione del reddito e su una maggiore base monetaria, l'unico inconveniente è il sistema Italia, corrotto e clientelare con poca attenzione al talento. Indubbiamente la politica restrittiva imposta dall'Europa in questo contesto non aiuta ma, non per essere ripetitivi, è da un analisi della nostra società che dobbiamo partire, solo modificando a 360° il nostro sentimento sociale potremmo riprendere la corsa interrotta.
finanza
31 luglio 2013
Le banche tedesche hanno foraggiato la crisi finanziarie e si sono nascoste dietro l'austerity !!!


Il popolo tedesco è un popolo ligio al dovere ed alle regole, si sa, ed è proprio grazie a questo rigore che si deve gran parte della richezza e gran parte della miopia e provincialità di questo paese.
Il modo in cui la Germania ha affrontato la crisi finanziaria ha portato in luce i limiti di questa nazione che non riesce a vedere al di fuori dei propri confini. L'ingenuità delle sue banche che, allettate da facili guadagni, hanno voluto osare allontanadosi dalla sicurezza locale per sedersi al tavolo dell'alta finanza e finendo nelle fauci di Wall Street che le appellava come "mucche da mungere" . Il comportamento subdolo di puntare il dito contro gli incapaci e falsi paesi del sud Europa pieni di debiti per nascondere i propri errori dietro al grido di austerità.

La Germania ha accettato l'euro perchè le è stato promesso che non avrebbe mai pagato i debiti delle consorelle europee sprecone e corrotte. Le voci che si levano dalla popolazione tedesca ogni qualvolta bisogna alimentare il fondo europeo salva stati sono sempre le stesse:"I debiti di Grecia, Italia, Spagna, Portogallo ed Irlanda non possono ricadere su di noi. Gli stati spreconi si arrangino. ".
Prima che si lancino facili e superficiali sentenze è bene che qualcuno spieghi a questa gente che la Germania con i soldi che versa all'Europa sta salvando se stessa e le sue banche.
Tutti i soldi che i tedeschi hanno prestato a Grecia, Irlanda, Spagna ed Italia sono stati utilizzati per pagare i crediti verso le banche tedesche e non farle fallire.

Tutto ha inizio con l'entrata dell'euro e la possibilità di accedere al credito monetario a tassi di favore. Molti Paesi hanno approfittato di questo clima euforico di offerta di denaro a buon mercato eccetto i tedeschi, che per loro natura sono risparmiatori e prudenti nello spendere il denaro. Le banche teutoniche ricolme  di euro hanno iniziato a guardarsi intorno, a cercare dei facili
guadagni al di fuori della terra natia. Subprime americani, immobiliare irlandese, magnati della finanza islandese, bond greci, tutti i soldi tedesci servivano a finanziare le follie degli altri Paesi. Finchè la crisi non ha cominciato a far vedere la realtà con occhi diversi e, di conseguenza,  destabilizzare il sistema finanziario tedesco pieno di titoli spazzatura. La Commerzbank è stata la prima banca ad aver bisogno del denaro pubblico per non crollare sotto l'ingiuriosa parola
"BANKROTT" . Era giunto il momento di trovare una via d'uscita, un modo per rientrare presto dai debiti che le banche avevao concesso ai PIIGS, perchè non utilizzare il fondo europeo salva stati ed uscirne senza macchia ...

guardate il grafico a sinistra e vedete come l'esposizione tedesca verso i PIIGS sia scesa repentinamente dall'inizio della crisi dell'euro.

La Germania, impaurita e frastornata dalla sventola ricevuta, ha preferito rintanarsi nelle proprie regole e puntare il dito contro chi queste regole non le adotta e non le fa proprie. La Germania, per rifarsi degli errori delle proprie banche sta riducendo ed in molti casi eliminando, servizi basilari alle altre consorelle europee, sta togliendo la dignità e la speranza all'Europa a suo dire crorrotta e sprecona.
ECONOMIA
22 luglio 2013
Perchè le banche sovvenzionano IMPREME ???



Perchè le banche sovvenzionano la società a responsabilità limitata IMPREME che fa capo alla nota famiglia Mezzaroma ? La suddetta azienda artefice del noto Rione Rinascimento nel quartiere Talenti di Roma è già da un paio di annetti che chiude il bilancio d'esercizio in perdita. Ma quest'anno, a causa della crisi del mattone, i suoi ricavi sono dimezzati, «bucando» un budget che prevedeva un fatturato di 82 mln.
Cosa è previsto nel nuovo piano industriale promosso dall'azienda che ha fatto si che due delle maggiori banche italiane: Mps e Unicredit immettessero nel suo sistema finanziario 30 mln a testa di euro per un tootale di 60 mln, rinegoziando inoltre le linee di debito aperte dalla società con le rispettive banche ?
Che quest'atto di fiducua si basi solo su:
  • Rimpasto del timone aziendale,
  • Introduzione della figura di direttore finanziario,
  • Prospettiva di vendita circa 100 appartamenti e alcuni locali commerciali nel complesso Rione Rinascimento,
ci sembra poco plausibile e non supporta le basi di credito per un buon investimento.

Chi si nasconde dietro la figura del direttore finanziario ???
Chi sono i futuri acquirenti del Rione Rinascimento ???
finanza
9 ottobre 2012
La Fiat, la famiglia Agnelli e le sue menzogne

                        
 
<<La crisi è colpevole dei mancati investimenti nella Fabrica Italia>>, questa è la motivazione che giustifica la fine del progetto. Delle spiegazioni date al governo in un sabato pomeriggio settembrino non c'è dato sapere. I giornali non ne parlano, ore ed ore di discussione tra Monti, Fornero, Marchionne ed Elkann solo per assicurare che la Fiat resterà in Italia; una faccenda poco
chiara che stride con l'annunciata fusione Fiat Industrial e Case New Hollande.
La notizia di una probabile fusione fra le due società era già stata annunciata prima dell'estate ma ancora c'era da definire il nuovo assetto societario che oggi sembra già delineato nella sua forma e che può essere riassunto con la frase: <<By By Italia!!!>>.
Dalla fusione nascerà una nuova società con sede legale in Olanda, molto probabilmente la newco sarà registrata fiscalmente nelle Antille olandesi, noto paradiso fiscale ove si beneficia di aliquote d'imposta basse e, udite bene: NON SI PAGNANO TASSE SUI DIVIDENDI AZIENDALI. Il "dutch sandwich", il sistema più in voga in Olanda per creare holding al fine di non pagare tasse sui dividendi aziendali della casa madre e delle aziende consorelle. Così la famiglia Agnelli si appresta a mangiare il "dutch sandwich", abbandonare l' italia ed aumentare il proprio tesoretto personale.
La nuova società, che non avrà sede in Italia, diventerà de facto un grosso polo industriale di macchine agricole, macchine per il movimento terra e veicoli commerciali, sarà quotata NYSE di New York e scomparirà dai listini della borsa di Milano.
E' plausibile che il governo non sapesse, no ci è dato crederlo, tanto più per le ripercussioni di tale manovra sulle casse dello Stato.Con un giochetto finanziario una delle maggiori aziende italiane chiude i battenti in terra nostrana, si trasferisce verso Paesi con pressione fiscale più competitiva e scarica sulla collettività gli oneri dei prossimi disoccupati e dei minori introiti fiscali.
Il governo tace, gli Agnelli riempiono i propri forzieri, Marchionne è pagato lautamente per il suo apporto alla rendita finanziarie ed agli Italiani restano solo menzogne.
 
    
ECONOMIA
3 agosto 2012
La volpe e l'uva

Avete presente la storia della volpe e l'uva, quella in cui una volpe affamata cerca di agguantare un magnifico grappolo di uva e, non riusciendoci, se ne esce affermando che l'Uva è ancora acerba. Ecco, leggendo l'intervista di Sergio Marchionne all'International Herald Tribune mi si è raffigurata l'immagine della volpe-Marchionne con il grappolo di uva-Volkswagen.
La volpe-Marchionne inizia ad inverire contro la politica dei prezzi adottata dalla casa tedesca (uva-Volkswagen): "È un bagno di sangue per i prezzi, è un bagno di sangue per i margini", continua rivolgendosi alla comunità europea per un coordinamento e razionalizzazione del settore, finisce con:"Tutti dovrebbero tagliare, quelli che davvero non si sono mossi in questo senso sono i francesi e i tedeschi, che non hanno ridotto minimamente la capacità".
E' triste verificare un così basso livello di competenza manageriale, che, come nella migliore tradizione nostrana, per sopravvivere necessità dei sussidi statali. Se guardiamo la storia della Fiat sotto la governance Marchionne non possiamo non osservare che le azioni attuate hanno avuto come obiettivo il facile finanziamento pubblico, lo scontro sociale e un regresso sui diritti dei singoli lavoratori. Nessuna crescita industriale, in Italia chiusura di alcuni stabilimenti e cassa integrazione.
La FIAT, che per anni è stata uno dei  caposaldi del settore industriale italiano, è in decisivo declinio e la sua popolarità svanita. Dobbiamo ammettere che il maggior costruttore di automobili italiani è in agonia, non riuscendo  a produrre ricchezza per il Paese accusa Francesi e Tedeschi che si sono  dimostrate molto più competitive e concorrenziali.
Adieu FIAT, forse è il caso che prendi una decisione, ti impegni seriamente oppure arricchisci i tuoi forzieri a spese dei cittadini, in quest'ultimo caso è meglio che lasci gli stabilimenti a qualcun'altro.

finanza
19 dicembre 2011
... e l'Eurotower continua ad acquistare
 
Sembra che l'unica funzione che resta all' Eurotower per calmierare i mercati dei debiti sovrani è quello di acquistarli. Ma fino a quando può durare tale atteggiamento ? I mercati sembra proprio non vogliano comprendere l'Europa. L'impasse si fa sempre più critica e le manovre previste dai governi sono sempre più stringenti. Il fututo sempre più incerto. Leggi alrticolo del sole 24 ore.

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finanza
2 dicembre 2011
Paroala d'ordine: exit strategy
 


La parola d'ordine che ormai si sussegue nei mercati e nelle sale del potere è uscita, sortie, Ausfahrt, saida exit. Preparare un piano d'uscita, il più possibile soft, dall'eurozona.
Nessuno crede più in un salvataggio all'ultimo momento della valuta e le multinazionali si stanno preparando ad affrontare quello che non avrebberò mai voluto che accadesse: l'uscita di scena dell'euro.
Le previsioni dell'acopalisse che ne seguirebbeper il momento non ha non distolto dal piedistallo l'inadeguatezza dalla governace europea nell'affrontare le varie crisi che hanno minacciato e minacciano l'Europa.

"Una buon piano di gestione dei rischi deve pianificare al suo interno la gestione di circostanze spiacevoli e difficili, e quindi non è possibile non considerare uno scenario che vede l'uscita, seppur disordinata, dall'eurozona di alcuni dei Paesi che la compongono." Queste sono le parole Andrew Bailey, dirigente del Financial Services Authority di Londra, organo di vigilanza delle banche britanniche.
E' proprio di questi giorni la conferma che Tui, il più grande tour operator tedesco  ha sottoposto ai propri partner alberghieri greci la sottoscrizione di  contratti calcolati in dracme o comunque valuta diversa dall'euro, temendo l' uscita dellla Grecia dall'eurozona.
Andreas Andreadis, Presidente della SETE, associazione di categoria delle imprese del settore del turismo greco, ha consigliato ai membri dell'associazione di non dar credito alle richieste ricevute in quanto l'ipotesi prefigurata di una rottura dell'euro è improbabile.
Comunque se ne dica, ormai il tabù del fallimento dell'euro è stato infranto, nel mondo industriale e finanziario si cerca di analizzare lo scenario che potrebbe presentarsi il giorno dopo la caduta dell'euro e prediporre la strategia più adatta al contesto. Le conseguenze di questo fallimento interessa il pianeta Terra nella sua globalità, ecco perchè Nomura, la più grande banca giapponese, ha sentito il dovere di pubblicare un breve saggio dal titolo: "Rischio valuta nella disgregazione dell'eurozona: aspetti legali".
Di tutt'altra opinione, o forse solo meno espliciti, le osservazioni dei manager dell'area Sud Europa. Lo spagnolo Baldomero Falcones, predidente della Fomento, Construcciones y Contratas, gruppo che si occupa di edilizia ed infrastruttura, sostiene che nonstante la predisposizione in azienda di un piano B, per combattere un eventuale bufera finanziaria che colpisca nuovamente i Paesi dell'area sud Europa: "Non è stato mai preso in considerazione la disgregazione dell'euro. Questa possibilità ha poche chance di realizzazione, in quando il costo che l'Europa dovrebbe pagare è molto alto".  Messaggio similmente ambiguo arriva dal versante Italia, oveRodolfo De Benedetti, amministratore delegato di CIR, si appresta a dichiarare:"Il nostro gruppo è constantemente impegnato a studiare le metologie da seguire per ridurre al minimo i potenziali rischi provenienti da eventi inaspettati, per tale motivo stiamo prendendo in considerazioneogni possibile scenario, anche quello più improbabile. Non per questo, non sono fiducioso nella vittoria dei leader europei nella lotta per prevenire la disgregazione dell'euro".

Uno sondaggio condotto dalla IT2 Treasury Solutions, società di consulenza con sede a Londra, che ha intervistato 750 società finanziarie in vari Paesi, inclusi Inghilterra, Paesi bassi, Finlandia, Svizzera, Norvegia, Svezia, Canada ed Emirati Arabi, ha rilevato che più del 53% degli intervistati è convinto della scissione dell'euro nei prossimi 12 mesi. Ma dato più significativo è che il 78,5% delle società finanziarie è convinta che la scisiione dell'euro può essere gestita senza alcun danno con un lasso di preavviso minore di 3 mesi.
In attesa che il summit del 9 Dicembre porti via la peggiore delle ipotesi, è emblematico il commento di un amministratore aziendale francese.
"Effettuare piani  sulla scissione dell'euro e come effettuare piani sulla fine della monarchia. Il rischio è di tagliarti la testa ".

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